• Studio I.F.P Milano

Stare nel mezzo e fra le cose per diventare mediatori familiari.

Dal diario di un mediatore (didatta) in viaggio nella “terra di mezzo”


di Riccardo Pardini

Pedagogista, Mediatore Familiare


Stare nel mezzo e fra le cose, dove con la parola “cose” intendiamo la famiglia, le storie, i bisogni, le emozioni, i diritti, i conflitti, i legami, i processi e gli apprendimenti, è una delle prime esperienze che si fanno. Per certi versi, è la vita stessa. Per alcuni di noi, quest’esperienza rappresenta una traccia tanto marcata da divenire, in un modo o nell’altro, una caratteristica di sé. Si sceglie così di stare fra questa moltitudine di cose, delicate e faticose, anche per professione. Ancor prima che chiederci se siamo dei professionisti competenti ed esperti del conflitto familiare, dovremmo chiederci quanto siamo allenati a muoverci e sostare in questo habitat popolato da mille richieste, esigenze, oggetti, persone, diritti e fatiche.

Quanto allenamento richiede l’arte del mediatore-funambolo che, un passo alla volta, in cammino con un piede davanti all’altro e in continua oscillazione tra mille informazioni, tiene insieme i bisogni, i fatti, le emozioni, i punti di vista, le diversità?


Il mediatore familiare è, in alcuni casi soprattutto, un eccezionale artista dello “stare fra”, fra mille cose differenti e all’interno di un processo in continuo divenire.

In ogni caso, non dobbiamo né possiamo cadere nel fraintendimento che la sua terzietà (argomento peraltro a lungo dibattuto dalla comunità scientifica dei mediatori) abbia il colore dell’immobilismo, del grigiore e di un’asettica neutralità che gli negherebbe la possibilità d’oscillare ritmicamente per avvicinarsi ora all’uno, ora all’altro dei genitori in mediazione.

In un certo senso, questo “saper stare” fra tutte le cose che si rovesciano, incontro dopo incontro nella stanza di mediazione (e saperne fare qualcosa), diventa uno dei talenti del mediatore familiare. Un dono che si possiede o si sviluppa, implementabile e affinabile nel tempo attraverso l’esperienza e la formazione.


Maneggiare il tema della confidenza del mediatore nel calcare quotidianamente una terra di confine e di mezzo, la sua abilità nello stare “fra” le cose, permette di’accennare sinteticamente anche a quella condizione, complessa ma fruttuosa, che sperimenta l’allievo durante l’intero corso del proprio training.

Anche in quel caso, e ancora una volta, ci si trova a esplorare una terra mediale, a vivere uno “stare nel mezzo”; a un gruppo, a più processi, a più dimensioni d’osservazione e di lettura del lavoro di formazione complessivo. Ci si trova di nuovo in una posizione molto particolare, delicata e quindi fruttuosa.

Ci si trova sistemati a uno dei vertici del campo d’osservazione triangolare che consente di controllare contemporaneamente più cose:


1. I formatori e il fluire del lavoro di formazione.

2. Il gruppo e le sue dinamiche (sia relazionali sia d’apprendimento).

3. Se stessi come allievi in formazione all’interno di un processo collettivo.


Durante lo svolgersi del training, l’abilità del tener presenti più cose e più pensieri in contemporanea s’affina ulteriormente attraverso l’impegno costante nell’osservazione di più piani differenti ma interconnessi.

A guardar bene, come accennato in apertura, questa è tipicamente una posizione dello “stare fra”.

L’esperto del conflitto, in crescita e in formazione come mediatore, potremmo dire che “vive la fatiche” tipiche dell’adolescente.

Deve poter governare istanze differenti, diviso tra ciò che già sa e ciò che vorrebbe poter padroneggiare, ciò che possiede e ciò che desidera.

Il mediatore allievo in formazione deve, ancora una volta, sperimentare il raffinato lavoro dello stare nel mezzo che significa oscillare, sintonizzarsi, prendere parola e tacere se necessario, chiedere e interrogarsi, osservare, collocarsi, riconoscere e stabilire legami e confini.

Uno “stare fra” che deve poter essere tutto tranne che un agire confuso e indeterminato ma una posizione attiva e propositiva. Una posizione definita dalla quale tenere a mente piani distinti.

Così e di nuovo, le tipicità della vita fluiscono (ed entrano d’ufficio) nel lavoro e nella formazione dei mediatori familiari.

Avventurarsi per professione nei territori del conflitto significa governare il saper stare fra molte cose e mille oggetti; significa continuare ad allenarsi ad intrecciare differenti istanze ed emozioni complesse.

Con coraggio, onestà e passione.

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