• Studio I.F.P Milano

Come coltivare la gentilezza nelle nuove generazioni

In "Social Justice Parenting", Traci Baxley sottolinea i vantaggi di insegnare ai nostri figli ad entrare in empatia e a prendersi cura degli altri

HOW TO NURTURE KINDNESS IN A NEW GENERATION - IN “SOCIAL JUSTICE PARENTING,” TRACI BAXLEY EMPHASIZES THE REWARDS OF TEACHING OUR CHILDREN TO EMPATHIZE WITH AND CARE FOR OTHERS.

THE NEW YORK TIMES - By Jane E. Brody - Nov. 8, 2021


Con le vacanze di Natale alle porte, ci troviamo davanti ad una domanda: cosa mi farebbe sentire meglio, ricevere un regalo o farne uno a qualcuno che ne ha bisogno? La ricerca afferma chiaramente che, come dice il proverbio, dare è meglio che ricevere.

"Fare azioni gentili ti fa sentire meglio" - afferma Andrew Miles, sociologo dell'Università di Toronto - “soddisfa un bisogno psicologico di base, è come dare al nostro corpo del cibo nutriente. Ti aiuta a sentire che la tua vita è preziosa".

Per dimostrarlo, il dottor Miles sta attualmente conducendo un ampio studio che mira a quantificare l’effetto dei comportamenti prosociali sul benessere emotivo e, più nello specifico, sull'ansia e la depressione che, sempre di più, minano la salute e il benessere di molte persone di tutti i ceti sociali.

Il bisogno di gentilezza non è mai stato così grande come oggi: le tensioni economiche, educative e professionali associate alla pandemia continuano a farsi sentire. Inoltre, sui media, Internet e persino nelle strade di quartiere l’odio e l’intolleranza continuando ad essere diretti ad ampi segmenti della popolazione. Sebbene i membri di gruppi minoritari, razziali, etnici, religiosi o sessuali, siano sempre più disposti a denunciare attacchi e discriminazioni verbali e fisiche, in molti continuano a soffrire in silenzio. Non c'è quindi da stupirsi se i tassi di ansia e depressione rimangono elevati. E i bambini, che possono facilmente percepire il disagio emotivo dei loro caregiver, spesso condividono il loro dolore.

Ma gli esperti suggeriscono un antidoto: lo chiamano "comportamento prosociale", ossia adoperarsi per aiutare gli altri.

Nel suo libro "Social Justice Parenting", pubblicato di recente, Traci Baxley, professoressa associata di Educazione presso l’Università della Florida, sottolinea i vantaggi dell'insegnamento della compassione e della gentilezza alle nuove generazioni. Il suo obiettivo nel promuovere un mondo più giusto è quello di crescere bambini "che possano in definitiva autorappresentarsi, entrare in empatia con gli altri, riconoscere l'ingiustizia e diventare proattivi nel cambiarla".

Il suo libro è pieno di ottimi esempi e consigli che possono aiutare i genitori nell’educazione dei propri figli ad una sana immagine di sé ed al rispetto per il benessere degli altri. Scrive: "È nostro obbligo insegnare ai nostri figli a battersi e ad essere degli alleati per i gruppi emarginati". Ad alcuni, il comportamento prosociale può venire naturale; bambini di 2 o 3 anni, ad esempio, possono condividere spontaneamente un dolcetto o un giocattolo con un compagno di giochi. Ma la maggior parte dei bambini probabilmente ha bisogno di impararlo dalle stesse persone che insegnano loro a dire "per favore" e "grazie" e, quanto più precocemente nello sviluppo questo accade, meglio è.

Innanzitutto, il comportamento prosociale richiede compassione ed empatia, la capacità di riconoscere e prendersi cura dei bisogni e del benessere degli altri. Ma se l’empatia non è seguita da gesti costruttivi non giova a nessuno. Per metterla in atto, il secondo passo è la gentilezza, ovvero la compassione in azione. Potremmo empatizzare con una persona anziana alle prese con pacchi pesanti, ma è l’azione di offrirle il nostro aiuto che fa la differenza.

Come genitore di una famiglia multietnica ed educatrice, la dottoressa Baxley conosce le sfide a cui i genitori devono far fronte quando affrontano questioni delicate come etnia, disabilità, non conformità di genere o disagio socio-economico. Ma esorta i genitori a non lasciare che la paura ostacoli le conversazioni produttive. Anche gli argomenti più difficili, come il razzismo, il bullismo, il sessismo e la morte, possono essere discussi con sensibilità e sincerità con i bambini, chiaramente con una modalità adeguata all’età e al grado di maturità. Per questo, propone alcuni suggerimenti:

“Ascolta e sii attento.

Invece di cercare di trovare soluzioni per le preoccupazioni dei tuoi figli, ascolta con l'intento di ascoltare e comprendere i loro sentimenti. Non intervenire cercando di risolvere il problema o tentando di dare le risposte “giuste" alle loro domande.

Non è solo quello che dici, ma anche come lo dici.

Non avrai sempre la certezza su cosa sia giusto dire, ma è importante riconoscere i sentimenti del bambino, evitando le critiche. Esprimi ciò che pensi senza giudizio e invita il tuo bambino ad esprimere a sua volta come si sente.

Agisci quando possibile.

Quando si tratta di grandi eventi o questioni di giustizia sociale, sforzati di combattere la disinformazione. Potreste leggere insieme un libro che aiuta i bambini ad affrontare eventi dolorosi e discutere su quali azioni potreste prendere in considerazione per mitigare le circostanze.”

Per fare un passo in più e mettere in pratica la gentilezza, potremmo sfruttare l’occasione imminente del Natale per comprare qualche regalo in meno e donare una parte del nostro tempo o dei nostri soldi a chi ne ha più bisogno. La stessa Jane Brody, autrice dell’articolo, racconta con orgoglio l’entusiasmo dei nipoti alla sua proposta di fare una donazione a un’organizzazione no profit di loro scelta. Con un gesto, anche piccolo, ci si può sentire parte del cambiamento e per questo orgogliosi di sé.


Commento e traduzione di Marlene De Fabritiis