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COME INSEGNARE AI BAMBINI AD ACCETTARE IL FALLIMENTO: imparare a tollerare i passi falsi

TEACH YOUR KIDS TO FAIL - GETTING COMFORTABLE WITH SETBACKS WILL KEEP THEM CURIOUS AND ENGAGED

THE NEW YORK TIMES - By Jessica Grose - April 21, 2020

Da genitori, si avrebbe continuamente voglia di celebrare l’intelligenza dei propri figli per qualsiasi piccola cosa essi facciano. Soprattutto nei primi anni di vita di un bambino, la rapida acquisizione di abilità e linguaggio appare a dir poco miracolosa, anche se non potrebbe essere più comune. Un giorno, è un adorabile bozzolo senziente, e un battito di ciglia dopo parla usando frasi intere. Jessica Groose, autrice dell’articolo, ricorda in modo particolarmente nitido di aver visto una delle figlie realizzare una casa di Magna-Tiles da sola e aver pensato di trovarsi di fronte a un piccolo genio dell’architettura.

Molti autori e decenni di ricerche sono però ormai concordi nel raccomandare di non dire ai bambini che sono "intelligenti" quando ci sembra facciano qualcosa di straordinario. Questo può sembrare controintuitivo, ma ha a che fare con la "growth mindset", un concetto sviluppato e reso popolare da Carol Dweck, professoressa di psicologia a Stanford, ossia l'idea che le proprie capacità possono essere modificate attraverso lo sforzo e l’esercizio. L'alternativa è la "fixed mindset", ovvero l'idea che le proprie capacità siano innate e non possano essere modificate. Quando ci complimentiamo con i nostri figli, definendoli "intelligenti", sulla base dei loro successi, come per esempio riuscire a risolvere un problema o prendere un buon voto in una verifica, inconsapevolmente li stiamo incoraggiando a credere che se non riescono in un compito o se commettono errori, significa che non sono intelligenti.

Non è solo ciò che diciamo ai nostri figli che conta; è molto importante anche, e soprattutto, come tolleriamo i loro insuccessi. Uno studio di Kyla Haimovitz, pubblicato con Dweck nel 2016, ha mostrato come la "failure mind-sets" del genitore influenzi i figli molto più delle loro opinioni sull'intelligenza. In generale, i genitori che ritengono il fallimento una vera e propria sconfitta si concentrano sulle prestazioni e sulle capacità dei loro figli piuttosto che sul loro apprendimento; e i figli, a propria volta, tenderanno a credere che l'intelligenza sia predeterminata e invariabile piuttosto che migliorabile. In altre parole, se i genitori pensano che fallire sia vergognoso, è più probabile che i figli vengano annichiliti dagli errori che commettono.

La prestazione in matematica è un buon esempio della pericolosità della “fixed mindset” rispetto alle proprie capacità. Davanti alle difficoltà di un figlio con i primi concetti di matematica un genitore potrebbe cercare di confortarlo dicendo che non tutti sono portati per i numeri. L'idea di una "persona matematica" o di un “gene matematico” è una delle ragioni principali del "trauma matematico", come chiamato dalla dr.ssa Jo Boaler che da anni si occupa di promuovere un metodo di insegnamento di questa materia che sia innovativo e inclusivo. Quando i bambini sviluppano l'idea di "non essere matematici", le loro possibilità di miglioramento si riducono immediatamente e drasticamente. C'è anche l'idea comune che esista un “muro” in matematica, raggiunto il quale le persone si bloccano. Quel muro potrebbe essere la trigonometria, il calcolo avanzato o il calcolo di uno sconto. In nessun'altra disciplina, fatta eccezione per la matematica, le persone sono così portate a pensare di non essere “brave”, invece di credere di avere semplicemente bisogno di esercizio e pratica.

È importante notare, come fa Dweck in un articolo per l'Harvard Business Review, che ognuno in realtà assume una mentalità differente rispetto al concetto di intelligenza fissa o incrementale che muta nel tempo e nei contesti e si evolve continuamente con l'esperienza. Per questo, la dr.ssa Haimovitz propone alcuni suggerimenti su come aiutare i bambini nel sentirsi a proprio agio con i propri fallimenti, grandi o piccoli che siano.


Fare domande sul processo. Una strategia alternativa all’elogiare l’intelligenza dei bambini può essere quella di lodare i loro sforzi, focalizzando l’attenzione sul processo che ha condotto al successo. Come sottolineato dalla dott.ssa Haimovitz, se un bambino viene lodato per un progetto scolastico che lo ha impegnato per soli cinque minuti, egli capirà che il complimento è fine a sé stesso. Al contrario, è meglio porre domande su come ha raggiunto quel risultato, per esempio dicendo “che disegno interessante, ti va di dirmi di più?" oppure chiedendo "come hai risolto questo problema?". In questo modo, si stimola la consapevolezza delle strategie di apprendimento e la capacità di applicarle anche in situazioni nuove.


Persistenza del modello. Per i bambini è importante sapere che anche gli adulti, in particolare i genitori, commettono errori. Parlare ai figli dicendo "ho preso la decisione sbagliata oggi e mi sono pentito, ma alla fine ho capito che avrei potuto imparare da questo errore" può diventare importante per fornire modelli su come rapportarsi agli sbagli e imparare da essi. Se il genitore sottolinea maggiormente i propri passi falsi, nonché il proprio spirito di perseverazione nel rimediare agli errori, i figli possono più facilmente imparare a fare lo stesso.


Creare spazi sicuri per l'apprendimento. Un ultimo suggerimento è quello di proporre nuove sfide significative per i figli, mettendoli di fronte a qualcosa che non sanno (ancora) fare, per sperimentare un'esperienza di apprendimento, fallimento e crescita da vivere tutti insieme.



Traduzione e commento di Marlene de Fabritiis